Cass. civ. n. 13211/2025
Il contratto di prestazione d'opera intellettuale si presume oneroso, anche se non essenziale, pertanto spetta al professionista provare il conferimento dell'incarico e l'adempimento, mentre è onere del committente dimostrare un eventuale accordo sulla gratuità della prestazione.
Cass. civ. n. 18116/2024
L'opera prestata dal professionista su incarico del curatore fallimentare, nella qualità di consulente tecnico di parte in un procedimento civile, esula da quella pertinente alla figura del coadiutore di cui all'art. 32, comma 2, L. Fall., e s'inquadra invece in quella relativa alla vera e propria prestazione d'opera professionale; il relativo compenso dev'essere determinato sulla base delle relative tariffe professionali.
Cass. civ. n. 6287/2024
Il giudicato formatosi in relazione ad una domanda di pagamento di retribuzioni presuppone l'accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro ex art. 2094 c.c., ma non preclude la proposizione di una ulteriore domanda, relativa al medesimo rapporto, che abbia ad oggetto la richiesta di un corrispettivo ai sensi dell'art. 2222 c.c., in quanto si tratta di domande diverse ed incompatibili per la loro evidente alternatività.
Cass. civ. n. 25117/2023
In materia di interpretazione del contratto d'opera ai fini della individuazione della soglia minima convenuta dalle parti quale requisito di corresponsione del palmario, il rilievo da assegnare alla formulazione letterale dev'essere verificato alla luce dell'intero contesto contrattuale, e le singole clausole vanno considerate in correlazione tra loro, dovendo procedersi al loro coordinamento a norma dell'art. 1363 cod. civ., e dovendosi intendere per "senso letterale delle parole" tutta la formulazione letterale della dichiarazione negoziale, in ogni sua parte ed in ogni parola che la compone, e non già in una parte soltanto, quale una singola clausola di un contratto composto di più clausole, dovendo il giudice collegare e raffrontare tra loro frasi e parole al fine di chiarirne il significato. Ne consegue che ove sia stato instaurato un giudizio risarcitorio da parte dei genitori di un minore per un illecito da quest'ultimo sofferto, se nel contratto non è posta alcuna distinzione tra quanto riconosciuto a titolo risarcitorio ai genitori e quanto riconosciuto al minore, non risulta plausibile l'individuazione della soglia rilevante per la corresponsione del palmario nella misura della sola somma riconosciuta a ciascuno dei coniugi invece che nell'intero importo liquidato loro sia in proprio che nella qualità di rappresentanti del minore.
Cass. civ. n. 20902/2023
Ove sia dedotta da un professionista l'esecuzione di un rapporto di prestazione d'opera professionale come titolo del diritto al proprio compenso, occorre dare prova dell'avvenuto conferimento del relativo incarico in qualsiasi forma idonea a manifestare inequivocabilmente la volontà di avvalersi della sua attività e della sua opera da parte del cliente convenuto per il pagamento di detto compenso. Ciò comporta che le parti del contratto non sono necessariamente colui che di fatto svolge l'attività e colui nel cui interesse sia stata eseguita la prestazione d'opera intellettuale, ma coloro che, stipulando il relativo contratto, abbiano rispettivamente conferito e ricevuto l'incarico. Il richiamato principio, ai fini dell'individuazione del soggetto avente diritto al compenso per l'attività professionale richiesta, opera altresì quando sia stato conferito un incarico ad un avvocato e la prestazione sia stata svolta, in tutto o in parte, da un altro avvocato, in forza di un distinto rapporto interno di mandato o di collaborazione esistente tra i due professionisti, e perciò indipendentemente dal ruolo di dominus svolto dall'uno rispetto all'altro nell'esecuzione concreta del rapporto.
Cass. civ. n. 8574/2023
Il contratto d'opera professionale con la pubblica amministrazione deve rivestire forma scritta "ad substantiam" e l'osservanza di tale forma richiede la redazione di un atto recante la sottoscrizione del professionista e dell'organo della P.A. legittimato ad esprimerne la volontà all'esterno, nonché l'indicazione dell'oggetto della prestazione e dell'entità del compenso; ne consegue che non rispetta detti requisiti formali l'adozione da parte dell'organo collegiale dell'ente di un'autorizzazione al conferimento dell'incarico, trattandosi di mero atto interno. (Nella specie, la S.C. ha affermato che la proroga dell'incarico di un contratto di consulenza esterna non può essere disposta con delibera dell'ente pubblico).
Cass. civ. n. 486/2018
Il prestatore d'opera, se conviene con il committente di prendere in consegna il bene per l'esecuzione della prestazione principale su di esso, assume, ai sensi degli artt. 2222 e 1177 c.c., anche l'obbligo accessorio di custodirlo fino alla riconsegna, pure in caso di deposito a titolo gratuito o di cortesia. (Principio enunciato in fattispecie in cui un'auto, consegnata, per il lavaggio, dal suo proprietario al gestore di apposito impianto, era stata rubata mentre era parcheggiata sul piazzale dello stesso, chiusa a chiave dal gestore che aveva riposto la chiave in una bacheca non chiusa ubicata nel locale della cassa, accessibile a chiunque, senza, perciò, l'adozione di tutte le cautele idonee a superare la presunzione di colpa a carico del depositario).
Cass. civ. n. 29437/2016
Il borsista o il ricercatore che, negli intervalli di tempo fra una borsa di studio e l'altra o fra un contratto di ricerca e il successivo, continui a svolgere attività in favore di una struttura sanitaria deve considerarsi un prestatore d'opera autonomo ex art. 2222 c.c., non essendo detta attività precaria riconducibile alla categoria della parasubordinazione, in assenza della continuità e della coordinazione delle prestazioni rese, con conseguente inapplicabilità dell'art. 36 Cost. in punto di sufficienza e proporzionalità della retribuzione.
Cass. civ. n. 4489/2010
In tema di contratto di prestazione d'opera professionale, titolare del rapporto è colui che conferisce l'incarico. in nome proprio, ovvero colui che, munito di procura, agisce in nome e per conto del mandante, sicché, ove difetti la rappresentanza, la persona nel cui interesse sia richiesta un'attività professionale non assume alcuna obbligazione nei confronti del professionista officiato. Tale principio trova applicazione anche con riferimento agli incarichi conferiti ad un professionista dall'avvocato munito di procura "ad litem", atteso che essa attribuisce lo "ius postulandi" e non certo il potere di compiere in nome e per conto della parte attività di tipo diverso da quelle strettamente processuali, ancorché strumentali al positivo esito della controversia.
Cass. civ. n. 22233/2004
Nel contratto di prestazione di opera professionale la qualità di cliente può non coincidere con quella del soggetto a favore del quale l'opera del professionista deve essere svolta, di tal che chiunque può, per le più svariate ragioni, dare incarico ad un professionista affinché questi presti la propria opera a favore di un terzo, con la conseguenza che il contratto si conclude tra il committente ed il professionista, il quale resta obbligato verso il primo a compiere la prestazione a favore del terzo, mentre il primo resta obbligato al pagamento del compenso.
Cass. civ. n. 12011/1997
Il contratto di lavoro autonomo, o contratto d'opera, è caratterizzato dalla prevalenza dell'obbligazione di fare su quella di dare, con o senza l'onere di acquisto del materiale, requisito questo che sostanzialmente lo differenzia dal contratto di vendita (anche di cose future). Ne discende che il contratto con cui un imprenditore si obbliga a fornire ad un altro soggetto manufatti rientranti nella propria normale attività produttiva e/o commerciale, apportando ad essi le modifiche di forma, misura e/o qualità richieste specificamente dalla controparte, costituisce vendita (di cosa futura) se dette modifiche non snaturano le caratteristiche essenziali del prodotto, ma consistono in accorgimenti marginali e secondari diretti ad adattarlo alle specifiche esigenze dell'acquirente.
Cass. civ. n. 1040/1995
Se è vero che obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale sono generalmente obbligazioni di mezzi, in determinate circostanze esse assumono le caratteristiche delle obbligazioni di risultato in cui il professionista si impegna a realizzare un determinato opus. Tale è il caso della obbligazione di redigere un progetto di ingegneria che ha per oggetto un risultato ben definito che è la sua realizzazione.
Cass. civ. n. 933/1995
Nel contratto d'opera — caratterizzato dall'autonomia del prestatore d'opera nella scelta dei mezzi e nell'organizzazione della propria attività volta al conseguimento dell'
opus — non trovano applicazione le norme speciali antinfortunistiche, che, di regola, presuppongono l'inserimento del prestatore nell'impresa del soggetto destinatario della prestazione, né la norma di cui all'art. 2087 c.c., la quale, integrando le richiamate leggi speciali, impone all'imprenditore la adozione delle misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro; con la conseguenza che, nell'indicato contratto, non è ipotizzabile un generale dovere di controllo del committente, in ordine all'attitudine del prestatore, all'efficacia o adeguatezza dell'organizzazione da lui predisposta e delle concrete modalità di svolgimento dell'opera. (Nella specie, la Suprema Corte ha annullato la decisione di merito — che aveva ritenuto il committente responsabile di aver consentito la esecuzione del montaggio di una parete in legno di uno stand fieristico ad un artigiano, privo dei mezzi necessari — per non avere adeguatamente accertato le caratteristiche e le modalità di esecuzione dell'opera, alle quali ricondurre un dovere di controllo del committente).