Negli ultimi anni, la Corte di Cassazione ha chiarito diversi aspetti cruciali, offrendo un'interpretazione più concreta e meno formalistica o burocratica della norma. Per legge, l'abitazione principale è l'immobile in cui il contribuente risiede anagraficamente e dimora abitualmente. Questi due requisiti devono coesistere, altrimenti non può scattare l'esenzione IMU. Attenzione però, quest'ultima non vale in ogni caso. Restano infatti soggette a imposta, anche se utilizzate come abitazione principale, le cosiddette abitazioni di lusso, ossia quelle classificate nelle categorie catastali A/1 (abitazioni signorili), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di pregio storico o artistico).
Per tutti gli altri immobili, invece, il rispetto dei citati due requisiti consente di non pagare l'imposta. Vediamoli un po' più nel dettaglio. Il primo, la residenza anagrafica, è un dato formale che indica il luogo in cui una persona risulta iscritta nei registri del Comune. I giudici di piazza Cavour (Cass. 7745/2026) hanno chiarito che si tratta di un significativo indizio del fatto che l'immobile sia effettivamente destinato ad abitazione principale. Tuttavia, non è sufficiente da solo e non basta risultare residenti in un immobile per ottenere automaticamente il beneficio fiscale.
Il vero fulcro della questione sta nel secondo requisito, la dimora abituale. Con essa si intende il luogo in cui la persona vive concretamente e stabilmente. Questo concetto è più complesso e si basa anzitutto sul fattore oggettivo, ossia la permanenza effettiva nell'immobile per un considerevole periodo di tempo.
Per esservi dimora abituale deve altresì ricorrere anche il fattore soggettivo, vale a dire la volontà di considerare quell'immobile come centro della propria vita. Ebbene, per stabilire se questo elemento sussiste davvero, non si guarda solo alla presenza fisica quotidiana, ma anche a una serie di aspetti più ampi come, ad esempio, la vita sociale, le relazioni familiari, le esigenze lavorative o le abitudini quotidiane. Al fine dell'esenzione IMU, la Suprema Corte invita, quindi, a una valutazione complessiva della situazione reale del contribuente.
Ma attenzione, non serve vivere sempre lì. Uno dei chiarimenti giurisprudenziali più significativi riguarda chi, per motivi lavorativi, trascorre lunghi periodi lontano da casa. In una recente pronuncia, la Corte ha riconosciuto l'esenzione IMU a un contribuente che lavorava per circa dieci mesi all'anno in un Comune distante quasi 200 km dall'abitazione.
Nonostante ciò, l'immobile è stato considerato abitazione principale e il motivo sta nel fatto che, secondo la magistratura, quella casa continuava a rappresentare il centro degli interessi personali e familiari del contribuente. Il fatto che fosse utilizzata anche da un familiare (nel caso specifico, il fratello) non ha fatto venir meno il requisito della dimora abituale. Perciò quest'ultima non coincide, per forza, con la presenza continua e quotidiana nell'immobile.
Parallelamente, anche la locazione parziale non fa perdere il beneficio fiscale. Secondo un orientamento ormai consolidato (Cass. 8236/2026), l'affitto di una parte della propria abitazione non esclude, di per sé, l'esenzione IMU. Ciò a condizione che il proprietario continui a risiedere e vivere abitualmente nell'immobile, che quindi resta abitazione principale ai fini dell'esenzione. È un orientamento giurisprudenziale che evita interpretazioni restrittive non previste dalla legge e coerenti con la finalità della norma, che è quella di tutelare la casa in cui il contribuente vive realmente.
Ricapitolando, la giurisprudenza della Cassazione rimarca che non basta la residenza formale, ma conta la situazione reale, e che - ai fini dell'esenzione IMU - non è necessario essere presenti ogni giorno nell'immobile. Al contempo, il lavoro fuori sede non fa perdere automaticamente l'esenzione e l'uso dell'immobile da parte di familiari è compatibile con le agevolazioni fiscali, legate all'abitazione principale. E, come appena visto, è possibile affittare una parte della casa senza perdere il beneficio. Il punto centrale resta uno: l'immobile deve essere e restare il centro effettivo della vita del contribuente.
In conclusione, l'esenzione IMU sull'abitazione principale non è una questione puramente burocratica, ma richiede una valutazione concreta della vita del contribuente. Le recenti pronunce della Cassazione vanno nella direzione di superare un approccio rigido, valorizzando la realtà dei fatti. Ciò offre maggiore tutela a chi, pur vivendo situazioni complesse, mantiene nella propria casa il punto di riferimento principale. In definitiva, ciò che conta davvero non è solo dove si è registrati, ma dove si vive realmente.