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Diritto costituzionale -

Forma di governo e fonti del diritto nella procedura di guerra

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2024
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Verona
FACOLTÀ: Scienze Politiche
ABSTRACT
Nel presente elaborato è stato analizzato il quadro normativo e istituzionale che disciplina l'uso della forza militare da parte della Repubblica Italiana, con particolare attenzione alla procedura di guerra prevista dalla Costituzione. L'obiettivo della ricerca è comprendere come la nostra Legge Fondamentale e le successive evoluzioni normative abbiano definito le prerogative e i limiti degli organi dello Stato in materia di difesa e sicurezza nazionale, soprattutto in considerazione delle nuove sfide geopolitiche contemporanee e delle missioni militari internazionali in cui l’Italia è ed è stata coinvolta. La metodologia adottata per questo studio si è basata su un’analisi interdisciplinare di matrice storico-giuridica, affiancata da un successivo approccio comparativo. In primo luogo, è stato condotto uno studio delle fonti del diritto, sia interno che internazionale, dei dibattiti dell’Assemblea Costituente e della giurisprudenza costituzionale. Successivamente, l’analisi si è estesa ad un esame delle prassi istituzionali e delle evoluzioni normative che hanno caratterizzato la gestione delle Forze Armate e delle operazioni militari italiane nel contesto repubblicano. Infine, si è dato spazio ad un’indagine comparativa con l’obiettivo di valutare il funzionamento e l’applicazione delle procedure di guerra in altre democrazie occidentali, individuando eventuali elementi di convergenza e divergenza rispetto al modello italiano. La tesi ha voluto esaminare l'origine degli articoli costituzionali che regolano l’emergenza bellica, con particolare attenzione al dibattito in seno all'Assemblea Costituente e alle influenze storiche che hanno portato alla formulazione dell'art. 11, il quale sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli.
Si è approfondito, poi, il processo di deliberazione dello stato di guerra, regolato dagli artt. 78 e 87, comma 9 della Costituzione, evidenziandone le criticità e l'assenza di applicazione nella storia repubblicana. L’analisi ha messo in luce come tali disposizioni risultino ormai anacronistiche rispetto alla natura delle moderne operazioni militari e alle esigenze di sicurezza nazionale, che richiedono decisioni tempestive e strumenti normativi più flessibili. Un ulteriore focus è stato dedicato al ruolo del Presidente della Repubblica e del Consiglio Supremo di Difesa, con l’analisi del loro impatto sulle scelte strategiche in ambito di sicurezza nazionale, nonché le dinamiche istituzionali che regolano l’interazione tra i poteri dello Stato in materia di difesa. Si sono esaminati, inoltre, i limiti e le opportunità di intervento del Capo dello Stato nel contesto della prassi costituzionale.
Parallelamente, la ricerca si è estesa ad un confronto con altri ordinamenti giuridici, analizzando i modelli adottati da Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti d’America. Questo studio ha consentito di individuare peculiarità e somiglianze nei processi decisionali legati all’impiego della forza militare. In particolare, si è notato come alcuni Paesi abbiano introdotto procedure più snelle per autorizzare missioni militari, mentre altri abbiano mantenuto un rigido controllo parlamentare per garantire la trasparenza e il rispetto della legalità costituzionale. Il nostro Paese, pur non avendo mai formalmente dichiarato guerra in epoca repubblicana, ha partecipato attivamente, così come la quasi totalità delle Nazioni occidentali, a numerose missioni militari all’estero, spesso con finalità di peacekeeping o contrasto al terrorismo internazionale. A dire il vero, queste operazioni hanno sollevato diversi interrogativi sulla loro legittimità costituzionale e sulle modalità con cui sono state autorizzate. Il Governo italiano, infatti, ha approvato l’invio di truppe con strumenti normativi emergenziali, evitando di attivare la procedura di guerra prevista dagli artt. 78 e 87, comma 9 e relegando, di conseguenza, il Parlamento ad un ruolo marginale e successivo. Infine, lo studio ha evidenziato come l’evoluzione della prassi abbia portato ad un superamento della procedura dettata dalla Costituzione, autorizzando l'Italia a partecipare a operazioni militari senza una formale dichiarazione di guerra. La tesi ha suggerito, quindi, una riflessione sulla necessità di un aggiornamento normativo che consenta di conciliare le esigenze di sicurezza nazionale con i principi costituzionali, garantendo nello stesso tempo un quadro giuridico chiaro e coerente con la realtà geopolitica attuale.

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