L'
Ecobonus è un'agevolazione fiscale che lo
Stato mette a disposizione di chi decide di
investire nell'efficienza energetica del proprio immobile. Parliamo, nel dettaglio, di una
detrazione dall'Irpef (l'
imposta sul reddito delle persone fisiche)
o dall'Ires (l'imposta sul reddito delle
società), che viene restituita al
contribuente in
dieci rate annuali di pari importo. Non si tratta quindi di un trasferimento diretto di
denaro, ma di una riduzione delle tasse da pagare nel tempo.
Per accedere al beneficio, gli interventi devono essere realizzati su
edifici già esistenti, regolarmente censiti al
catasto o per i quali sia stata presentata domanda di accatastamento. L'incentivo
si applica a immobili di qualsiasi categoria catastale - abitazioni private, locali commerciali, strutture rurali, immobili strumentali all'attività d'impresa - senza distinzioni. Anche i
titolari di reddito d'impresa possono usufruirne, indipendentemente dalla destinazione d'uso dell'immobile posseduto o detenuto.
Chi può richiedere l'Ecobonus
L’agevolazione non è riservata ai soli proprietari di
casa, ma
spetta a tutti i contribuenti - residenti e non residenti nel territorio italiano - che abbiano un titolo giuridico sull'immobile oggetto dei lavori.
Oltre ai proprietari, possono accedere al
bonus i
titolari di un diritto reale sull'immobile (come l'
usufrutto o il
diritto di abitazione), i
condòmini per gli interventi sulle parti comuni del condominio,
gli inquilini e i comodatari. La detrazione è altresì accessibile anche al
familiare convivente con il possessore o il detentore dell'immobile, comprendendo il coniuge, il componente dell'unione civile, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado. Può fruirne, infine, anche il
convivente more uxorio, ovvero colui che condivide la vita con il
proprietario in una relazione affettiva stabile e duratura, pur senza essere legato da un vincolo matrimoniale.
Le percentuali di detrazione e gli interventi ammessi
Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, la detrazione è fissata al 36%, che sale al 50% in caso di abitazione principale. Chi, invece, effettuerà i lavori nel 2027 dovrà accontentarsi di una percentuale ridotta: il 30% in via generale, elevato al 36% per l'abitazione principale. Conviene quindi non aspettare troppo per avviare i lavori.
Gli interventi che danno diritto alla detrazione sono numerosi e coprono un ampio spettro di soluzioni tecniche. Rientrano nell'agevolazione, tra gli altri:
-
la riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento;
-
il miglioramento termico dell'edificio tramite coibentazioni, coperture, pavimenti e infissi;
-
l'installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda;
-
la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione, pompe di calore ad alta efficienza o impianti geotermici a bassa entalpia;
-
la sostituzione di scaldacqua tradizionali con modelli a pompa di calore.
Sono inoltre ammessi l'acquisto e la posa di schermature solari, generatori alimentati a biomasse, dispositivi domotici per il controllo a distanza degli impianti, micro-cogeneratori e apparecchi ibridi che integrano pompa di calore e caldaia a condensazione.
Come fare richiesta: il bonifico, la documentazione e la comunicazione all'ENEA
Accedere all'Ecobonus richiede il rispetto di alcune formalità che non vanno trascurate. Il primo passaggio riguarda il
pagamento dei lavori, che deve avvenire tramite bonifico bancario o postale dedicato. Nel bonifico devono essere indicati la causale del
versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero di partita IVA o il codice fiscale del
professionista o dell'impresa che ha eseguito i lavori, nonché il numero e la data della fattura di riferimento. Fanno eccezione i pagamenti relativi a oneri di urbanizzazione, imposta di bollo, diritti per concessioni e autorizzazioni e la TOSAP (
tassa per l'occupazione del
suolo pubblico), per i quali il bonifico non è obbligatorio. Anche le imprese non sono tenute a questo obbligo per gli interventi realizzati nell'ambito della propria attività.
Sul fronte documentale, è necessario acquisire e conservare l'asseverazione di un tecnico abilitato, che attesti la conformità degli interventi ai requisiti tecnici richiesti. In alternativa, tale documento può essere sostituito da una dichiarazione resa dal direttore dei lavori. Occorre inoltre conservare l'Attestato di Prestazione Energetica (APE), che certifica il livello di efficienza energetica dell'edificio prima e dopo i lavori.
Ultimo adempimento, ma non per importanza, è la
comunicazione all’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile. Tramite il portale telematico dell'Ente, va trasmessa
entro 90 giorni dal termine dei lavori una scheda descrittiva contenente i dati identificativi del contribuente e dell'edificio, la tipologia di intervento eseguito, il risparmio energetico conseguito, il costo complessivo dei lavori e l'importo su cui viene calcolata la detrazione.
Un'ultima nota importante: dal 17 febbraio 2023, con l'
entrata in vigore del cosiddetto "decreto Cessioni",
non è più possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito d'imposta in relazione agli interventi di efficienza energetica disciplinati dall'
articolo 14 del decreto-legge n. 63/2013. La detrazione, quindi, può essere utilizzata esclusivamente in forma diretta nella dichiarazione dei redditi.