Cosa fare quando la bolletta è sbagliata
Presentare un reclamo scritto rimane il primo passo da compiere ogni volta che si riscontrano discrepanze tra i consumi reali e quelli fatturati, addebiti duplicati o l'applicazione di tariffe non concordate nel contratto. La normativa attuale obbliga le aziende a fornire una risposta completa e motivata entro un termine perentorio di 30 giorni solari. Il fornitore è obbligato ad analizzare nel dettaglio la segnalazione, fornendo indicazioni precise su eventuali ricalcoli o rimborsi necessari. In questa fase, vige il divieto di sospendere la fornitura per le somme oggetto di contestazione, garantendo così che l'utente non subisca pressioni indebite mentre attende una risposta. La legge, dunque, tutela il consumatore mentre attende una risposta dall'azienda, vietandole di staccare la fornitura di corrente o di gas per le somme oggetto di contestazione.
Indennizzi automatici per chi aspetta troppo
La vera svolta nel rapporto tra fornitore e cliente risiede nell'introduzione di indennizzi automatici, che scattano al superamento dei 30 giorni previsti per la risposta. A differenza del passato, il cittadino non deve più avviare lunghi contenziosi legali o presentare ulteriori domande per ottenere un risarcimento in caso di ritardi burocratici. Il diritto al ristoro economico nasce direttamente dal superamento del termine e l'importo, che varia dai 25 ai 90 euro in base alla gravità del ritardo, deve essere accreditato direttamente nella prima bolletta utile come voce separata.
La soluzione gratuita della conciliazione
Qualora la risposta del fornitore arrivi nei tempi, ma risulti insoddisfacente, la procedura prevede il ricorso obbligatorio al Servizio di Conciliazione dell'Autorità (Arera). Questo strumento gratuito permette di trovare un accordo senza i costi e le lungaggini di un processo, risolvendo tutto in modo amichevole e rapido, con l'aiuto di un esperto che media tra consumatore e azienda.
Tuttavia, le associazioni di categoria sottolineano che, sebbene gli indennizzi rappresentino un indubbio passo avanti, non sempre sono idonei a compensare pienamente lo stress e il tempo perso dall'utente nel gestire errori macroscopici. La sfida, per i prossimi mesi, sarà dunque verificare se queste nuove regole riusciranno a ridurre il numero di errori di fatturazione o se si limiteranno a contenere i danni di un sistema che fatica a diventare totalmente trasparente.