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Pensione anticipata, a 60 anni o con 30 anni di contributi o dopo 20 anni di caregiver: ecco la nuova proposta di legge

Pensione anticipata, a 60 anni o con 30 anni di contributi o dopo 20 anni di caregiver: ecco la nuova proposta di legge
Siamo ancora in una fase iniziale dell’iter parlamentare, ma il tema del riconoscimento previdenziale del lavoro di cura è ormai al centro del dibattito politico e potrebbe portare a novità importanti nei prossimi mesi
La figura del caregiver (letteralmente "prestatore di cura") familiare individua la persona responsabile di un altro soggetto, anche disabile, di cui si prende cura in un ambito domestico. È colui che organizza e definisce l'assistenza di cui necessita una persona, anche congiunta, e in genere è un familiare di riferimento. Si distingue dal caregiver professionale (o badante), rappresentato da un assistente familiare che accudisce la persona non autosufficiente, sotto il controllo - diretto o indiretto - di un familiare.

I numeri confermano l’impatto significativo del lavoro di cura svolto in ambito familiare. Secondo dati Istat e dell’Osservatorio nazionale caregiver (2024):
  • il 58% dei caregiver dedica oltre 20 ore a settimana all’assistenza;
  • il 40% dichiara di sentirsi stanco, stressato o sopraffatto;
  • il 35% ha ridotto o abbandonato il lavoro per assistere il familiare;
  • solo il 10% riceve un aiuto costante da professionisti qualificati.
In totale, in Italia si stimano oltre 7 milioni di caregiver familiari che forniscono cure almeno una volta a settimana a un parente. La maggioranza è composta da donne: 4,1 milioni, pari a circa il 60% del totale, contro 2,9 milioni di uomini.
Il profilo del caregiver è stato riconosciuto e delineato normativamente per la prima volta dalla L. n. 205 del 2017, che lo definisce come persona che assiste e si prende cura di specifici soggetti, quali il coniuge o una delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o il convivente di fatto.
Successivamente, il D.Lgs. 105/2022, con lo scopo di recepire nel nostro ordinamento le direttive europee in materia di equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, ha introdotto alcune importanti novità, tra cui l’eliminazione del principio del «referente unico dell’assistenza». Con la locuzione referente unico si intende il soggetto che si assume il compito di prestare assistenza al soggetto con disabilità, beneficiando di una serie di tutele e agevolazioni.

Adesso è notizia di questi giorni che la Commissione Lavoro della Camera sta esaminando l’ipotesi di introdurre forme di pensionamento anticipato per i caregiver familiari, ovvero per le persone che assistono in modo continuativo un familiare malato o non autosufficiente.

Tra le proposte in discussione c’è la possibilità di accedere alla pensione senza penalizzazioni dopo 20 anni di attività di caregiving, oppure con 30 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, o ancora al compimento dei 60 anni di età.
Si ricorda che, lo scorso 12 gennaio, il Governo ha già approvato un disegno di legge sui caregiver familiari, con l’obiettivo di dare finalmente un inquadramento nazionale a una figura finora priva di una disciplina organica. Il testo definisce i requisiti per essere riconosciuti caregiver, prevede permessi lavorativi e forme di sostegno economico, ma non interviene direttamente sul tema pensionistico.
Proprio su questo punto si inserisce l'attività della Commissione Lavoro, che ha avviato l’esame di due proposte di legge, una delle quali ferma dal novembre 2022. Il provvedimento punta a riconoscere ai caregiver familiari il diritto al pensionamento anticipato, motivandolo con le condizioni particolarmente gravose e usuranti legate all’attività di assistenza continuativa.
Secondo la proposta, l’uscita anticipata potrebbe avvenire, come si preannunciava:
  • dopo 20 anni di attività certificata come caregiver familiare, senza penalizzazioni:
  • con 30 anni di contributi, a prescindere dall’età;
  • oppure al raggiungimento dei 60 anni di età.
Queste misure dovrebbero, poi, essere coordinate con il disegno di legge governativo attualmente in fase di definizione.

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