Il super-algoritmo e l’interconnessione delle banche dati
Il fulcro di questa nuova strategia si basa sull'integrazione di oltre 200 banche dati interconnesse, gestite attraverso i software applicativi di Sogei sotto la stretta supervisione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il sistema, denominato Isola, agisce come un filtro tecnologico capace di incrociare flussi finanziari massivi, per far emergere anomalie specifiche prima ancora che un funzionario umano avvii una pratica.
Per l'anno 2026, la macchina del Fisco ha programmato ben 375.000 controlli diretti da parte dell'Agenzia delle Entrate, a cui si aggiungono 75.000 interventi mirati in sinergia con la Guardia di Finanza. Questo incremento del 20% rispetto all'anno precedente non è solo numerico, ma qualitativo, poiché si concentra su discrepanze oggettive come lo scostamento tra le fatture elettroniche emesse e i pagamenti effettivamente registrati tramite i dispositivi Pos.
La fine della discrezionalità: dal caffè allo scontrino digitale
Da quest’anno, dunque, ogni operazione digitale, anche la più economica come il pagamento di un caffè con carta di credito, genera un dato che finisce istantaneamente sui server statali. Questo flusso deve trovare una corrispondenza esatta nello scontrino emesso, rendendo ogni transazione elettronica una potenziale spia di irregolarità.
L’attenzione dell'intelligenza artificiale riguarda, in particolare, i titolari di partita Iva e le piccole imprese, ma l'analisi si estende anche ai privati cittadini. Il sistema è programmato per individuare i cc.dd. “casi di scuola”, ovvero quei contribuenti che manifestano un benessere economico evidente, come il possesso di immobili di pregio o auto di grossa cilindrata, pur dichiarando redditi esigui o nulli.
Strategie di difesa e la finestra del ravvedimento
Quando il sistema rileva una difformità, il Fisco in primo luogo invia comunicazioni formali tramite Pec o raccomandata. In questa fase, il contribuente ha due opzioni. La via più breve per sanare la propria posizione è il ravvedimento operoso, che permette di regolarizzare l'errore pagando il dovuto con sanzioni ridotte a 1/6 del minimo edittale.
Se invece si ritiene che l'algoritmo abbia commesso un errore di valutazione, la legge concede una finestra di due mesi per produrre la documentazione necessaria. È tuttavia essenziale non ignorare questi avvisi, poiché il sistema è impostato per considerare il silenzio come un indicatore di rischio elevato, trasformando il destinatario in un bersaglio prioritario per accertamenti diretti e riscossioni forzose.