Cassazione penale Sez. II sentenza n. 48280 del 24 ottobre 2023

(1 massima)

(massima n. 1)

Ai fini della configurabilità del reato di peculato, il concetto di disponibilità non può essere allargato fini a comprendervi una qualsiasi relazione, anche mediata ed eventuale, con la cosa ed il denaro, valendo invece ad indicare quei soli poteri giuridici che consentono all'agente, che sia privo del corpus del possesso, di esplicare sulla cosa quegli stessi comportamenti, uti dominus, che vengono a sub stanziare la condotta di appropriazione. Nella specie, l'utilizzo della “res pubblica” (trasporto in elicottero di un paziente in ospedale) costituisce una conseguenza della condotta illecita del A.A. che si è concretizzata mediante la falsa rappresentazione della realtà in ordine alla gravità della situazione del paziente e all'esistenza di un'autorizzazione già intervenuta per effettuarne il trasporto. Gli artifizi e raggiri non sono dunque finalizzati a mascherare l'illecita appropriazione di un bene di cui l'imputato aveva già la disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, posto che l'utilizzo dipendeva, in quel frangente, dalle determinazioni di altro soggetto a ciò specificamente incaricato, bensì per conseguire in modo fraudolento quel possesso che altrimenti gli sarebbe stato precluso in quelle circostanze. Si configura, quindi, l'ipotesi della truffa aggravata anche mediante l'abuso delle funzioni pubbliche.

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